In un panorama produttivo sempre più orientato alla sostenibilità e alla trasparenza, le PMI rischiano di perdere competitività se non dimostrano concretamente il proprio impegno ambientale.
Il Product Carbon Footprint (PCF) non è più un lusso riservato ai grandi gruppi industriali: è diventato uno strumento di sopravvivenza strategica anche per le realtà più piccole.
Efficienza e Reputazione: Un Binomio Strategico
Essere efficienti è ormai sinonimo di innovazione responsabile.
Proprio per questo chi si impegna in azioni di miglioramento prestazionale deve anche essere in grado di “mettere in mostra” i propri traguardi.
Le aziende che comunicano in modo trasparente i risultati ottenuti – come la riduzione dei consumi e dell’impatto ambientale – ottengono:
- Maggiore fiducia da clienti e partner
- Miglior posizionamento nel panorama competitivo
- Maggiore capacità di attrarre talenti, investitori e stakeholder
La sostenibilità oggi è una valuta reputazionale: chi sa raccontare il proprio impatto ambientale, resta competitivo. Chi non lo fa, rischia di essere tagliato fuori.
Le aziende clienti cercano fornitori che non solo producano qualità, ma che dimostrino concretamente il proprio impegno ambientale.
Soprattutto per chi opera in settori come automotive, moda, elettronica e food, la raccolta e gestione dei dati energetici non è più solo una pratica virtuosa: è un requisito strategico per competere sul mercato.
SCOPE 3: il tallone d’ Achille delle grandi aziende
Per i grandi player internazionali, d’altronde, lo SCOPE 3 resta ancora il “tallone d’Achille”.
Per specificare: lo SCOPE 3 rappresenta tutte le emissioni indirette di gas serra che derivano dalla catena del valore di un’azienda, ma che non sono sotto il suo diretto controllo.
Pur essendo cruciale per la reputazione ESG, è di fatto il vero punto debole delle strategie climatiche aziendali perché difficile da misurare (perché coinvolge fornitori e clienti esterni) e complesso da ridurre.
Per citare qualche esempio:
Stellantis ha dichiarato che le emissioni Scope 3 rappresentano oltre il 97% del suo impatto ambientale e sta investendo in batterie sostenibili e riciclo dei materiali.
Kraft Heinz ha identificato lo Scope 3 come oltre il 90% del proprio impatto ambientale e sta collaborando con agricoltori e fornitori per ridurre le emissioni.
Nestlé: ha lanciato iniziative di agricoltura rigenerativa e tracciabilità delle emissioni lungo tutta la filiera.
Bosch: ha avviato programmi di decarbonizzazione della supply chain, con obiettivi condivisi con i fornitori.
Zalando: ha integrato lo Scope 3 nel proprio bilancio ESG e collabora con i vari brand per ridurre l’impatto dei materiali e della logistica.
Microsoft: ha incluso lo Scope 3 nei propri obiettivi Net Zero e collabora con fornitori per ridurre le emissioni lungo la catena del valore.
Cosa viene richiesto alle PMI della filiera?
Ecco le principali richieste e aspettative che le multinazionali pongono ai fornitori:
– Collaborazione attiva: le PMI sono coinvolte in progetti condivisi, piattaforme ESG e iniziative Net Zero2.
– Certificazioni ambientali: ISO 14001, EMAS, o audit ESG sono sempre più richiesti nei contratti.
– Piani di riduzione: le grandi aziende chiedono ai fornitori di definire obiettivi di decarbonizzazione e strategie concrete.
– Trasparenza sui dati ambientali e calcolo delle emissioni Scope 3: viene richiesto di stimare le emissioni legate a beni, servizi, trasporti, packaging, ecc.
Per questo, molte imprese stanno adottando metodologie PCF (Product Carbon Footprint) per calcolare le emissioni a livello di singolo prodotto.
Esistono soluzioni digitali che permettono di trasformare l’energia utilizzata in produzione in un vero e proprio dato ESG, calcolando il Product Carbon Footprint (PCF) fino all’unità di prodotto.
Come Wazee® può supportare il calcolo del PCF
Il software Wazee® di Didelme Sistemi è perfettamente in linea con gli obiettivi di calcolo e comunicazione del Product Carbon Footprint (PCF). Ecco perché:
– Monitoraggio energetico continuo: Wazee® raccoglie e analizza i dati di consumo energetico in tempo reale, permettendo di attribuire con precisione l’energia consumata alla produzione specifica.
– Analisi multivariata: Incrocia i consumi con parametri ambientali e produttivi (volume, CO₂, temperatura, ore lavorate), rendendo il calcolo delle emissioni più accurato e contestualizzato.
– Report ESG e KPI ambientali: Genera report personalizzati e dashboard interattive utili per comunicare l’impatto ambientale ai clienti, stakeholder e per la compliance normativa.
– Integrazione con altri sistemi: Si interfaccia con ERP, MES e sistemi di automazione per raccogliere dati da tutta la filiera produttiva, inclusi packaging e logistica.
– Supporto alla Transizione 5.0: È tra i software ammessi alle agevolazioni per l’efficienza energetica e la sostenibilità, quindi può anche contribuire a ottenere incentivi fiscali.
Wazee non è solo una tecnologia: è parte di una visione in cui l’impronta carbonica diventa un parametro chiave per restare competitivi.
Wazee valorizza il dato ambientale trasformandolo da elemento tecnico a leva strategica. Non si limita a calcolare il PCF, ma ne estrae significato, correlazioni e insight utili per guidare scelte di prodotto, investimento e comunicazione. Per chi vuole costruire un vantaggio competitivo sostenibile, il dato non è più solo un numero: con Wazee, è conoscenza che genera azione.
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